Cos’è “Violenza”

Sulla violenza

La conquista della donna (S.M. Hornby, Il male che si deve raccontare, 2013)

“Accompagnavo le mie clienti in tribunale con l’automobile e in quei viaggi spesso mi raccontavano
dei bei tempi dell’innamoramento, di come il loro uomo le aveva conquistate, e poi mi parlavano della violenza,
come se volessero rivivere il passato prima per farsi coraggio e poi per esorcizzarlo.
Io ascoltavo come se mi leggessero un copione.”



1

La seduzione


“Con te sto bene come con nessun’ altra”.

“Sei così buona! Mi fai dimenticare tutto il brutto della vita.”

“Mi piace camminare accanto a te. Sento l’invidia degli altri uomini…..sanno che non ti merito.”

“Lo sai che ho avuto un’infanzia triste, è meglio che non te ne parli.”

“Mi hai ridato il sorriso.”

“Cucini bene, e presenti le pietanze come in un ristorante chic.”

“Sei buona e sensibile, sto imparando anch’io a essere migliore.”

“Sai fare l’amore come nessun’altra.”


2

Lui si insinua nella famiglia di lei


“Vorrei conoscere la tua famiglia”

“Pensi che gli piacerò?”

“Sanno che vengo da un mondo ben diverso dal vostro?” “Che cosa ti hanno detto di me? Tuo padre mi ha guardato in modo strano, forse pensava che avresti potuto trovare di meglio?”

“Tua madre mi è piaciuta moltissimo.”

“Mi hanno accolto proprio come uno di famiglia.”

“Te ne sono grato.”

“Invitiamo a cena tura sorella e tuo cognato.”

“Tu sei il mio angelo e io mi sento in paradiso con te e con la tua famiglia.”


3

Poi l’isolamento


“Cerchiamo di passare tutti i fine settimana in campagna, quest’anno. Mi piace stare solo con te.”

“Non vuoi trasferirti in un’altra città perché vuoi vedere tua madre ogni settimana?”

“Ma io non ti basto?”

“Allora non mi ami.”

“Tutto questo tempo al telefono per un’operazione da niente! Tuo padre si è semplicemente rotto un femore. Costano tanto le telefonate internazionali, sai?”

“Vuoi andare da tuo padre? E il nostro viaggio? Davvero mi lasceresti qui solo?

“Io per te cosa rappresento?”

“Mi sono sentito proprio solo questa settimana mentre eri in ospedale da tuo padre. Ero depresso. Non andarci più.”

“Mi manchi troppo, io ti adoro.”

“Promettimi di non lasciarmi mai più.”


4

L’attacco all’autostima


“Hai cambiato pettinatura, fatti guardare un po’…Sei sempre bella. [Un bacio sulla bocca, lungo.] Aspetta un attimo. [Le mani sul collo, le solleva i capelli.] Non mi ero mai accorto che hai un orecchio puntuto come quello di una volpe. Guarda un po’…[La osserva, vagamente disgustato.] E’ anche peloso, è brutto. [Un altro bacio, breve, meno appassionato.] Fammi vedere l’altro. Identico. Li hai tenuti coperti tutto il tempo per non farmeli vedere? Non importa amore, io ti voglio bene lo stesso.”


5

Prima di uscire


“Cos’è questa minigonna? Ma come ti sei conciata? E questo basco? E’ meglio che le tieni coperte quelle orecchie.”


6

In casa


“Perché sei tornata così tardi? Non dirmi che era per il compleanno del tuo capo, quel prepotente…Ah, ora siete diventati amici e fa il carino? Ti dice che sei bella, ma lui non lo sa cosa c’è sotto quei tuoi capelli. Io voglio che torni a casa quando dico io, e se non ci sono mi aspetti. Sei o non sei la mia donna?”


7

Lei fa un invito a cena


“Vengono a cena i tuoi genitori e tua zia? Non me lo avevi chiesto. E io? Non conto io?

“Sei un mostricciattolo. Sei brutta, non sai fare l’amore.”

“Dici che ti concentri sul lavoro, ma non riesci ad avere una promozione anche se cerchi di sedurre il tuo capo. [Le solleva il mento con l’indice, poi preme il dito.] Ma tanto non ci riuscirai mai! [Avvicina la testa alla sua, il dito è ormai conficcato in gola.] Sono io l’unico scemo che ti ama e ti sopporta!”

“Sei un mostro di egoismo, non so perché resto con te.”

“Voglio che tu rimanga a casa e che dica ai tuoi genitori che non possono venire. Prometti?…Non sai cosa dirgli? Te lo dico io cosa dei dirgli: che ti sei dimenticata di un altro impegno…Non vuoi dire una bugia? Vattene! [Le dà uno spintone.] Va’ via, sei la peggiore bugiarda che conosco. Tutte quelle moine con il tuo capo! E le bugie per farti bella con me….così mi hai accalappiato, con le bugie! [Un altro spintone.] Adesso chiamali e digli quello che ti ho detto. Prometti di non farlo più. Prometti!”


8

Il primo schiaffo


“Mi sento un verme, non volevo alzare le mani su di te….come faceva mio padre con mia madre.”

“Mi hai provocato, mi hai disobbedito.”

“Ti ho amata tanto e ti amo ancora.”

“Tu non mi meriti!”

“Dovrei lasciarti io, dovrei andarmene! Invece rimango, perché senza di te crollerei.”

“Sono una persona seria e ti voglio bene, ma devi migliorare. Devi apprezzare quello che faccio per te.”

“Io ti amo, hai capito? Ti amo! Anche se sei indegna di me. E tu? …Dillo! Dillo, altrimenti ti strozzo! Dillo che mi ami. Più forte! Ancora, più forte.”


9

Il dominio


A questo punto la donna è estraniata dalla propria famiglia, insicura riguardo al proprio aspetto e alla propria femminilità, non sa che cosa fare per accontentare il suo uomo. In questa confusione iniziano i pestaggi, seguiti da dichiarazioni d’amore, di infelicità e di insicurezza da parte dell’uomo, che dà a lei la colpa di tutto.

La violenza diventa un rito, che può essere regolare o determinato da avvenimenti. La donna non vede più la famiglia e gli amici, torna dal lavoro presto, sta a casa. In pubblico deve recitare la parte che vuole il marito: la donna di successo, aperta e spiritosa, o quella timida, o quella distante.

Ha imparato a leggere i suoi ordini interpretando un battito di ciglia, l’apertura di una mano, il movimento di un piede. E a individuare la ricompensa., che lui le elargisce come se stesse ammaestrando un animale: un sorriso, una mano su una spalla, una carezza, o il racconto, agli altri, di quanto la ama e di quanto si vogliono bene. Lei previene i desideri di lui, gli evita qualunque imbarazzo.

La donna è leale con l’aggressore per paura, non per amore. Lo difende, litiga con i pochi che ancora parlano con lei. Pietisce con i figli che sospettano o sanno, chiede loro di amare il padre, di sopportarlo, perché è buono, perché gli vuole bene, perché è tutta colpa sua, della mamma.

Quando si ribella ci sono altri pestaggi, violenti.


10

Gli omicidi


Gli omicidi avvengono quando la donna capisce di non poterne più e lo dice all’uomo.

O quando si ammala. A quel punto l’uomo crolla, perché la perdita del potere è troppo grave, perché il controllo della donna- e il sesso, nei casi di accanimento erotico- è diventato una droga di cui non può più fare a meno.

Spesso gli omicidi vengono scambiati per incidenti, dovuti a una fatalità, a una disattenzione, a un malessere.

Gli omicidi perseguiti sono pochissimi, e avvengono perlopiù fuori casa, sul luogo di lavoro, su un treno, in una stazione, dove ci sono testimoni; quelli che avvengono in casa spesso passano per suicidi.

Amici e conoscenti, rifiutandosi di credere all’enormità della verità- l’uomo che ha ucciso la donna-, preferiscono mentire a se stessi, rifugiandosi nell’omertà, e non saperne di più. Si confortano dicendo che dev’essere stato un attimo di pazzia, e che l’uomo che si conosce e si stima come un amico mite e un bravo collega merita sostegno e solidarietà; che è stato punito abbastanza dalla perdita della moglie che adorava e che non avrebbe mai voluto uccidere.

In quanto alla moglie era una donna indipendente, che pensava e ragionava, manteneva il posto di lavoro e badava ai figli. Erano tutte dicerie, che lui la pestava e che lei era la sua schiava – esagerazioni dei genitori di lei, sconvolti per la morte della figlia.

Lui è pentito e non lo rifarà più. E’ stato solo un momento di follia. E poi c’è sempre quel pensiero, nell’uomo comune e nella donna di casa, che forse lei se l’era cercata: il marito l’aveva “castigata” per essersi comportata male, non intendeva certo ucciderla, si era solo lasciato trasportare.

Era stato provocato, non era tutta colpa sua……


Tratto da:

“Il male che si deve raccontare, per cancellare la violenza domestica”
Simonetta Agnello Hornby con Marina Calloni (2013)

Varia Feltrinelli, Milano


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