Come funziona il pulsossimetro

Nel momento in cui siamo chiamati, per ragioni cliniche e sanitarie ormai evidenti o contingenti o anche solo e semplicemente per un discorso legato alla prevenzione a fare in modo di mettere al centro della nostra attenzione quelli che sono indirizzi legati alla tutela della nostra salute e del nostro quadro clinico, e un monitoraggio a tutto tondo di come è il nostro grado di benessere o meno, si finisce spesso per parlare di analisi e calcolo del livello dell’ossigeno nel sangue, che rappresenta assieme ai livelli di pressione uno dei primi parametri a cui dobbiamo fare attenzione per capire se vi può essere o meno qualche cosa che non va a livello di salute. Ecco allora che possiamo e dobbiamo in questo caso fare ricorso agli usi di particolari strumenti, come avviene con il pulsossimetro.

Il pulsossimetro è un utile strumento medico che misura la quantità di sangue ossigenato che circola nel corpo. La saturazione dell’ossigeno viene calcolata con l’ausilio di un computer misurando le variazioni degli impulsi elettrici, noti come impulsi, in risposta alle variazioni del livello di sangue ossigenato. Il pulsossimetro viene utilizzato per diversi scopi, tra cui il monitoraggio dei livelli di ossigeno in pazienti che si sottopongono a interventi di chirurgia cardiaca o respiratoria. Viene inoltre utilizzato durante alcuni tipi di valutazioni come la misurazione della quantità di luce che il paziente può vedere attraverso materiali traslucidi come la pelle o le mucose, o la determinazione della quantità di carboidrati ingeriti durante l’esercizio prolungato o quando i livelli di zucchero nel sangue sono bassi.

Il processo di funzionamento di un pulsossimetro inizia con l’applicazione di elettrodi nel corpo del paziente. Questi elettrodi vengono fissati alla superficie della pelle o ad un’area immersa in acqua. Una volta posizionati correttamente gli elettrodi, il sensore genera un segnale e lo invia all’unità computerizzata che calcola e interpreta i dati. Poi il computer traduce la frequenza del polso e altre variabili come il peso del paziente, la durata del polso e la saturazione dell’ossigeno nel sangue. I calcoli per determinare la percentuale di sangue arterioso del paziente che deve essere ossidato, portando così ad una maggiore ossigenazione.

Sebbene la funzionalità dei dispositivi pulsossimetrici abbia fatto molta strada dalla loro nascita, i dispositivi più recenti offrono letture più accurate e meno problemi di compromissione dell’ossigenazione. I moderni ossimetri hanno meccanismi ad alta precisione, alta affidabilità e ridotto consumo energetico. Sono economici, approvati dalla FDA e altamente portatili.

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